Brescia, Cellino ci riprova: Inzaghi stavolta salta, c’è Corini

Il presidente ignora la clausola che blinda l’allenatore e cambia guida tecnica. Torna l’allenatore che aveva già conquistato la promozione nel 2019

La clausola come una gabbia da evadere. E alla fine Massimo Cellino ha lanciato la sua fuga di mezzanotte. Dopo un lunedì di riflessioni e confronti con il suo entourage nella sede del club, il presidente del Brescia ha deciso: stavolta si cambia. Poco importa, a questo punto, se nel contratto stipulato con Filippo Inzaghi c’è scritto che il tecnico non si può licenziare se la squadra è fra le prime 8 della classifica. Un mese fa l’intoppo giuridico aveva trasformato l’esonero da reale a virtuale, consigliando il dietrofront, ma stavolta la volontà di svoltare è più forte del timore di conseguenze legali. L’obiettivo è ripartire da Eugenio Corini, l’allenatore dell’ultima promozione: l’accordo per il ritorno è vicino, il sogno è ripetere la cavalcata trionfale del 2019 che ha riportato il Brescia in Serie A l’ultima volta.

LA LEGA

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Sarà battaglia? Cellino se l’aspetta. Chiederà alla Lega B di avallare l’esonero, difenderà la sua scelta davanti al collegio arbitrale. Una volta avuto il via libera, il Settore Tecnico potrà ufficializzare il tesseramento del tecnico che sostituirà Inzaghi. Il presidente ci pensa da settimane e ha deciso di rompere gli indugi. Il pareggio col Pordenone è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso dopo quello rimediato in superiorità numerica contro il Benevento. A 7 giornate dalla fine, quinto a 4 lunghezze dalla promozione diretta, Cellino non ha avuto dubbi. La zona playoff è assicurata, ma meglio osare per cercare di raggiungere il traguardo senza passare dagli spareggi.

I NUMERI

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Il 6 febbraio, quando Cellino decise il primo esonero dopo uno 0-0 a Cosenza, il Brescia era terzo in classifica, a -1 dal secondo posto e dalla Serie A diretta, a -2 dalla vetta. Situazione tutt’altro che infelice, alla media di 1,85 punti a incontro. Allora l’idea del presidente era stata quella di richiamare Diego Lopez. Dal ribaltone al dietrofront: domenica cacciato, lunedì avvistato al centro sportivo per ritirare gli effetti personali, martedì sera Inzaghi si era ripresentato in sede per un colloquio di un’ora e mezza, su convocazione del club. Risultato: ri-assunto. La retromarcia di Lopez (che poi ha rescisso)? Dovuta non solo all’accoglienza tutt’altro che calorosa della piazza al suo rientro, ma anche e soprattutto alla clausola concordata in estate da Cellino e Inzaghi. Passati 43 giorni, con 15 punti in 10 gare (media 1,5) e dopo il passaggio dalla difesa a 4 a quella a 3 (detestata da Cellino), la nuova sterzata. E il ritorno al futuro con il Corini-bis, soluzione abbracciata anche all’idea di veder ricomporre il tandem con il d.s. Francesco Marroccu che portò risultati eccellenti 3 anni fa. La decisione dovrebbe essere ufficializzata oggi. Ma le sorprese con Cellino non finiscono mai.

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