Da ultimo a re del biathlon: Windisch lascia a 32 anni

Tre medaglie olimpiche, tre mondiali, 14 podi in coppa del mondo e tanti alti e bassi per il generoso “gemello” della Wierer. Quel bronzo diventato anello per Julia. Ora il ritiro, forse farà l’allenatore

L’Italia del biathlon perde l’uomo del vento: Windisch. Dominik, per tutti Domme, ha annunciato il ritiro a 32 anni, al termine delle gare di questo fine settimana in Coppa del Mondo a Oslo-Holmenkollen. Lo ha annunciato in una conferenza stampa oggi, a capo della stagione olimpica che è risultata avara con lui: il suo miglior risultato ai recenti Giochi di Pechino è stato infatti il 5° posto nella Mass Start, la gara che gli aveva fruttato il titolo iridato 2019. “Sono molto contento – aveva detto sulla pista olimpica -, volevo chiudere bene questa gara ma purtroppo sono caduto nel primo giro, a causa di un contatto con un atleta canadese. Si è rotto anche un po’ il fucile ma fortunatamente non mi ha condizionato il tiro, però ogni colpo che ho fatto sentivo qualcosa che non andava. Son riuscito a chiudere bene, soprattutto l’ultima serie e potevo finire ancora meglio. Ho fatto un’Olimpiade abbastanza solida come risultati, purtroppo è mancata la medaglia ma come gare personali ho fatto bene, lottando sempre con i migliori”.

Che imprese

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Era stato il primo azzurro a salire sul podio ai Giochi coreani di PyeongChang 2018, il suo picco in carriera con il titolo mondiale, confezionato subito dopo il trionfo identico della Wierer, una sorta di sorella del biathlon. Un capolavoro in poche ore: sfruttando le condizioni quasi estreme e quel vento che è già nel suo cognome. Dominik era visto come il classico brutto anatroccolo dalla volontà di ferro che a furia di provarci e riprovarci si è ritrovato a lasciare le retrovie delle classifiche giovanili e di Coppa del Mondo assoluta, e in due anni si è preso tutto. Da ultimo a primo. Con Doro avevano trionfato insieme a Canmore: stesso giorno (il 6 febbraio 2016), stesso format, la Mass Start. “Credo nel destino. Con lei ho vissuto tanti anni di carriera, sappiamo quanto lavoro c’è dietro, ma ormai insieme abbiamo imparato che serve l’esperienza in queste situazioni. Abbiamo gioito insieme anche ai Mondiali 2020 ad Anterselva: indimenticabile. Io ho sofferto alti e bassi, ma ho sempre combattuto, non mi sono mai demoralizzato. La gioia dell’oro mondiale è stata la conferma più grande dopo una grande Olimpiade”. Così come indimenticabile, è stato il bronzo prodigioso di Domme per la medaglia della staffetta olimpica del 2018: Windisch sorpassa prima dell’ultima curva all’ingresso dello stadio il rivale tedesco Arnd Peiffer, col quale era salito sul podio della sprint (lui di bronzo e il panzer d’oro) e non si faceva sorpassare più. A nulla valse il ricorso dei tedeschi per presunto ostacolo del nostro.

Le cifre

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Dominik Windisch è nato a Brunico (Bz) il 6 ottobre 1989 ma è cresciuto a Rasun di Sopra. Gareggia per l’Esercito. Vanta 3 bronzi olimpici (1 individuale nella Sprint, due nelle staffette miste a Sochi 2014 e PyeongChang 2018), nessuno come lui ai Giochi per l’Italia insieme a Dorothea Wierer (2 podi in staffetta e uno individuale). Ai Mondiali ha ottenuto 2 podi nel 2019: dopo il bronzo in staffetta mista a Ostersund, in Svezia, domenica 17 marzo 2019 nella Mass Start è diventato il terzo campione mondiale azzurro dopo Andreas Zingerle nel 1993 e Willy Pallhuber nel 1997. Nel 2020 ai Mondiali in casa ha conquistato l’argento con la staffetta mista. In Coppa del Mondo è stato 14° nella classifica generale nel 2017 e ottenuto 4 vittorie (1 individuale a Canome nella Mass Start) per un totale di 14 podi (3 da solo).

L’amore

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Julia Poernbacher è la ragazza che ha cambiato la vita di Domme. La studentessa in medicina veterinaria che frequenta l’Università di Budapest. L’emozionatissima tifosa che stregò subito il cuore di Domme. La fidanzata che palpita quando il fidanzato Dominik Windisch spara e lei non ha il coraggio di vederlo in azione: così si fa raccontare dopo, tutti i colpi, dalle amiche. Julia porta al dito un anello di bronzo a un dito da quando a settembre del 2019, dopo i Giochi 2018 doppiamente di bronzo, Domme le ha chiesto le nozze. Perché la bella Julia è pure un talismano: fu amore a prima vista, a una premiazione. Una scintilla che scoccò irresistibile. E, se credete al caso, una settimana dopo averla conosciuta Domme vinse la sua prima gara di Coppa del Mondo a Canmore, in Canada: era il 6 febbraio 2016. “Dopo ogni gara riflettiamo insieme, parliamo un po’ della gara e poi parliamo di noi. Il suo segreto è che non molla mai, guarda sempre avanti, anche dopo una delusione: lui non è mai deluso, anzi trae forza nuova”. Un ragazzo che ragiona con calma in uno sport thrilling. E a casa com’è? “Ama molto parlare del mio mondo, di veterinaria, a lui piace l’arte, piace disegnare: si rilassa così”. Nella casa che hanno costruito prima delle nozze, programmate per il 16 settembre. Ora è il momento di mettere di godersi un po’ la vita privata, mettere su famiglia e mettere in pratica i suoi progetti da ex. Potrebbe fare l’allenatore.

L’annuncio

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Il suo commiato: “Resterò comunque nell’ambiente dello sport. Sì, mi piacerebbe fare l’allenatore. Smetto al momento giusto, ne ho parlato con l’Esercito, gli allenatori e ringrazio la Fisi e il Coni che mi hanno supportato. In questa stagione ho dato tutto, ci ho provato e se non dai tutto non pui rimanere ad alto livello. Io non volevo smettere buttandomi via. Quando ho fatto l’ultimo zero al poligono della mass Start a Pechino ho capito che sarebbe stata la fine del percorso olimpico, sì ci ho pensato a Milano-Cortina 2026 ma sono contento di finire così. Rischiavo di non poter dare il 100% per altri 4 anni. Servono sempre le massime motivazioni per un’Olimpiade, e se non sei convinto è giusto essere più utile in un altro ruolo. Questo è il momento giusto per lasciare, questo è il mio livello e ho raggiunto tutti gli obiettivo, anche gli allenatori dicono che è la scelta giusta. E’ il momento di cambiare vita, fare qualcosa di nuovo, mettere in pratica altre idee e fare bene le stesse cose che ho fatto da atleta. Il ricordo più belo? Sono tanti i momenti speciale, non solo le medaglie, ma anche le emozioni da bambino per un 3° posto in bici a Malles. Grandi emozioni anche con le staffette perché la pressione è più alta e se poi ce la fai c’è più soddisfazione. Il ricordo più brutto? Anche le gare più brutte sono utili. Dopo Pechino ho preso il Covid, che mi ha buttato giù fisicamente. Se non avessi deciso di ritirarmi per salutare il mondo, mi sarei fermato subito. Saluterò il mio mondo a Val Martello”. Ci mancherà Domme.

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Da ultimo a re del biathlon: Windisch lascia a 32 anni

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