Giorgio Tavecchio, la voce del Superbowl: “L’Nfl, Tom Brady e i miei allenamenti. Vi dico tutto”

Giorgio Tavecchio gioca da kicker e sogna di tornare in Nfl: intanto, ci svela tutti i suoi segreti

Francesco Sessa

– Milano

Ha commentato il Superbowl per Dazn e sogna di tornare in Nfl. Giorgio Tavecchio, nato a Milano nel 1990 e con un lungo trascorso nella massima serie mondiale di football, ci ha svelato i segreti della sua vita tra campo, alimentazione e allenamenti. Ma non solo…

Partiamo dai tuoi allenamenti: come si svolgono?

“Il mio allenamento si divide in due periodi: off-season e in-season. Durante la prima, ovvero fuori dalla stagione sportiva, vado tre volte in palestra e tre volte in campo, allenandomi nel calcio di palla tra tecnica e dettagli. Nel lavoro in palestra spingo tanto perché non ho bisogno di essere performante, cerco di aggiungere massa muscolare”.

Cosa fai nello specifico?

“Intanto il lavoro dipende anche da come è andata la stagione appena conclusa: ognuno si crea il suo metodo in base agli obiettivi. Quando faccio palestra divido il lavoro in lower body, upper body e zona addominale. Per quest’ultimo utilizzo esercizi che ho ideato con una professoressa di yoga della mia università, Toni Mar: è un lavoro asimmetrico e bilanciato. Devo essere un ballerino con potenza. Lei è stata una figura fondamentale: era mia professoressa, poi dopo il primo ritiro mi ha aiutato a riprendermi da uno strappo all’inguine. Lavoro per mettere in difficoltà la zona degli addominali, dell’inguine, degli obliqui. Con questi esercizi ho trovato molto più controllo del mio corpo. Più vado avanti e più vedo che questi esercizi sono utili: non sono pesanti e mantengono le funzionalità del ruolo del kicker”.

Quindi è fondamentale, oltre alla motivazione, avere anche persone competenti e un metodo.

“Esatto. Un’altra figura importante è stata Cody Smith, trainer di San Diego: ha creato esercizi utilizzando la resistenza degli elastici che aiutano a rinforzare i muscoli. Sono impegnativi, da quando mi alleno con lui sento di essere tornato ai livelli del 2017/18, quando avevo la gamba potente. L’anno scorso mi mancava la quinta marcia, avevo perso gli esercizi giusti”.

Quali sono i tuoi obiettivi ora?

“L’anno scorso ho giocato a Barcellona, ma il primo obiettivo è l’Nfl: sto preparando dei provini per questa primavera. Tutte le squadre sono ferme, stanno rivalutando i giocatori e ne provano altri prima di metterli sotto contratto. Quindi ora mi sto allenando come se fossi in off-season, ma spingendo con intelligenza: devo pensare anche alla performance che dovrò offrire per provare a strappare un contratto”.

“Saranno anni che non gioco a calcio, almeno una decina. Uno sport che mi piacerebbe fare in futuro è il ciclismo: ho fatto due volte il cammino di Santiago in bici, anche se è stata un’esperienza più agonistica che spirituale. Ogni tanto nuoto: lo facevo tanto in off-season prima di riprendere, negli anni in cui ero sotto contratto”.

Segui qualche regola precisa per l’alimentazione?

“Mangio in modo sano senza un pensiero conscio: mi piacciono le cose che fanno bene, come frutta e verdura. E non vado matto di caramelle e dolci. Non devo seguire regole particolari perché la vita del kicker non è pesante dal punto di vista del condizionamento fisico. Il problema principale è mantenere la concentrazione per tante ore di partita: i grandi kicker è come se avessero un interruttore. È l’unico modo per rendere in un match intero senza diventare matto”.

C’è un allenamento mentale per questo?

“Faccio tantissima meditazione e lavoro sulle frequenze elettriche del cervello. Studiando il cervello, si possono identificare frequenze fuori misura e regolarle. Ho molti benefici a livello personale, è un grande lavoro su se stessi. E poi ci sono tutta una serie di esercizi per controllare il respiro”.

A che punto è il football in Italia?

“Da una decina d’anni affianco il football in Italia e ho incontrato gruppi di appassionati innamorati. Apprezzo questa passione, è la cosa che mi ha sorpreso di più: in Europa si gioca per passione. Mentre negli USA, essendoci una struttura ben delineata, è difficile. In Italia vedo avvocati di 30 anni che giocano: c’è più purezza. Cosa che in America c’è solo fino al liceo, dopodiché o sfondi o molli. Penso che il football possa crescere nell’interesse degli italiani perché chiede tutto di te e c’è la forte idea di squadra. È uno sport molto fisico, uno scontro uomo contro uomo. Richiama molto i concetti di rispetto, fiducia, sacrificio”.

Un commento su Tom Brady?

“Ci ho giocato contro una volta, giocavo a Oakland e la partita era in Messico, nello stadio Azteca. In prepartita il kicker è la prima persona che entra in campo per scaldarsi, stavo finendo quando è passato vicino a me. È arrivato fino all’angolo opposto dove c’erano i tifosi dei Patriots. Li ha incitati e ho sentito una gravità verso di lui: era come se io fossi un asteroide e ne fossi attratto. Dispiace per lui perché avrebbe voluto ritirarsi con l’ultima coppa in mano. In un podcast ha detto mai dire mai. Uno come lui si merita di decidere quando andare in pensione”.



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Giorgio Tavecchio, la voce del Superbowl: “L’Nfl, Tom Brady e i miei allenamenti. Vi dico tutto”

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