Jacobs è tornato: “Che fatica all’inizio… ma merito un bel 9”

Nei 60 metri indoor di Berlino, sei mesi dopo i due ori di Tokyo, il bresciano stampa il suo secondo crono di sempre: “Sono sempre io”

Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni
@abuongi

Tante celebrazioni e molte ospitate più tardi, lunghe passerelle e mille impegni dopo, Marcell Jacobs torna in gara. E, al meeting Istaf di Berlino, tappa Silver del World Indoor Tour, torna facendo fuoco. Domina i 60 in 6”51, suo secondo crono di sempre, a 4/100 dal record italiano siglato il marzo scorso vincendo gli Europei di Torun. Mancava da sei mesi, dalle trionfali finali olimpiche di 100 e 4×100. Al collo, ora, ha due pesantissimi ori. Ma il motore va già quasi a pieni giri. Il passaggio di testimone dal Giappone alla Germania è perfetto. Come lo fu quello tra lui e Fausto Desalu nella staffetta dei Giochi. Occhi e obiettivi sono tutti per lui. In batteria (6”57) è un po’ contratto. Poi, trascorsi ottanta minuti, libera l’istinto e oplà: esce un piccolo capolavoro. Gli altri finiscono lontano: l’ivoriano Cissé fa 6”60. Il francese Vicaut 6”63, il tedesco Kranz 6”64. Nel Vecchio Continente, in questa stagione, nessuno ha fatto meglio.

Marcell, che voto si dà?

“Quando si vince va sempre bene, soprattutto se al cospetto di avversari forti. Cissé qui, lo scorso anno, mi aveva battuto. Pensavo anche di far meglio, ma ero un po’ teso, ho dovuto tirar via della ruggine”.

In batteria si è notato.

“Sei mesi sono tanti: l’obiettivo è arrivare al massimo della condizione quando conterà davvero. Ai Mondiali di Belgrado mancano altre tre o quattro uscite. Quindi per ora, pensando anche al 6”42 del record europeo, va bene così”.

Che sensazioni ha provato?

“Nella prima volata di fatica: sui blocchi ho pensato troppo e non mi sono messo in moto come avrei dovuto. Poi però, in finale, mi sono sentito più leggero”.

L’aspettavano in tanti: ha avvertito pressioni?

“Per la verità no, conosco le mie qualità. E rispetto a dodici mesi fa non sono cambiato”.

Ma ha intuito quanta attesa c’era per questo suo ritorno?

“Eh sì, quello sì. L’ho verificato anche adesso: ho aperto il telefono per sentire Nicole e ho visto la quantità di messaggi arrivati. Sento grande sostegno da parte dei tifosi italiani e non posso che esserne grato. Continuate così, ci divertiremo”.

Cose le ha detto, Nicole?

“Mi ha sgridato, perché ha visto che subito dopo la gara, sul mio profilo Instagram, è comparsa una storia e pensava l’avessi pubblicata prima di chiamare lei. In realtà è stato fatto per mio conto. Battute a parte, è felice. È la mia prima tifosa”.

I suoi avversari l’hanno guardata in un modo nuovo?

“Mi hanno solo salutato, non si sono sprecati più di tanto”.

Le è piaciuto l’ambiente?

“Molto, rispetto all’anno scorso, pur se non numeroso, c’era pubblico. Peccato che in Italia non si organizzino eventi così”.

Possibile non abbia provato un po’ d’ansia?

“Solo all’annuncio dello speaker di campo. Nell’edizione passata si era limitato a nome e cognome. Stavolta, prima, ha usato un sacco di parole. Non conosco il tedesco, ho capito solo “olympic champion” e mi ha fatto un bell’effetto”.

Ha sentito Nicoletta, la sua mental coach?

“Alla vigilia, per fare un certo lavoro, prima della batteria e prima della finale. Ci eravamo prefigurati che la gara d’esordio potesse andare un po’ così. Ma tra una prova e l’altra ho parlato anche con Paolo (l’allenatore Camossi, ndr), ho capito quale fosse il problema e mi sono sbloccato”.

“Non mi sono lasciato andare, ho corso trattenuto”.

Giovedì ha detto di aver perso tre chili: in effetti è parso più sfinato e un po’ meno potente.

“Dite? Non mi pare che la mia azione sia cambiata. Non avverto di avere meno cavalli”.

È questa la miglior risposta a chi ha avanzato dei dubbi circa i suoi risultati?

“Chi lo ha fatto non sa quanto lavoro ci sia dietro, quanto impegno, quanti periodi difficili, quanti infortuni. Nello sport non si arriva al vertice per caso. E dopo l’Olimpiade ho fatto bene a fermarmi. Ero con le riserve al lumicino. E così ho ripreso ad allenarmi prima degli altri”.

“Quando li frequento esco dalla mia zona di conforto, perché carburo dopo i 50. Ma mi servono per definire certi dettagli”.

La rivedremo venerdì a Lodz?

“Torno a Roma a lavorare tre giorni. Sarò in Polonia mercoledì per un’altra sfida. So che troverò lo statunitense Michael Rodgers. Anche lui mi ha battuto nel 2021 indoor”.

A ore, ai Giochi invernali di Pechino, dove il cinese Su Bingtian, suo rivale, è stato tra gli ultimi tedofori, si assegnano le prime medaglie: ha un messaggio per i compagni in azzurro?

“Dico loro di credere nei propri sogni, come ho fatto io. Se sono arrivati lì è perché lo meritano”.

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Jacobs è tornato: “Che fatica all’inizio… ma merito un bel 9”

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