Poulter: golf e Ferrari. A 45 anni è il turbo dell’Europa per battere gli Usa

L’inglese con una passione per le auto ha partecipato a 6 edizioni e ne ha vinte 5 tra cui quella storica in rimonta a Medinah: “Però questa è l’ultima, largo ai giovani”

Niente è uguale alla Ryder Cup. Quella strana sfida che ogni due anni sequestra il mondo del golf, sospende la sequenza di tornei uno più ricco dell’altro e congela il calendario per consentire a 12 giocatori europei e a 12 americani di affrontarsi in una tre giorni di adrenalina e passione, dove in palio non ci sono soldi ma solo l’onore. Una gara a squadre in uno sport individuale. Un’occasione – la prima nello sport – per vedere l’Europa unita e non divisa in nazioni.

In Wisconsin

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Quest’anno si gioca negli Stati Uniti, a Whistling Straits in Wisconsin, un’edizione che è stata spostata di dodici mesi per colpa del Covid. Fra due anni l’appuntamento sarà a Roma. Il capitano americano, Steve Stricker, guida un’armata che sembra invincibile, con 8 dei migliori 10 del mondo. Quello messo peggio in graduatoria è ventunesimo: Scottie Sheffler. Di contro, il capitano europeo Padraig Harrington punta su un gruppo con tanti vecchi e qualche giovane speranza. Ha il numero 1 al mondo, lo spagnolo Jon Rahm, ma anche quello più indietro in classifica: l’austriaco Wiesberger, 63esimo, che però si è qualificato di diritto grazie a qualche buon risultato nelle ultime settimane. Invece Harrington ha proprio scelto di portare con sé un inglese di 45 anni, numero 50 al mondo, che non vince un torneo da tre anni e che non ha mai conquistato un Major. E allora, perché lo ha chiamato?

Ferrari e Coppe

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Perché Ian Poulter, è lui l’inglese in questione, vive per la Ryder Cup. La aspetta, la respira, si nutre di Ryder. Sembra che nient’altro nella vita gli interessi così tanto e così intensamente. A parte le automobili… Nella sua casa in Florida, nel golf club di Lake Nona, ha trasformato l’enorme garage in un museo. Ci sono le coppe vinte, le sacche usate nei vari tornei, i migliori ricordi della sua vita golfistica. Poi tanti cimeli dell’automobilismo: una tuta usata da Michael Schumacher, un casco, un volante. E automobili di tutte le marche. Con una predilezione per le Ferrari che viene a provare e a comprare direttamente a Maranello. Sul muro c’è una gigantografia di Enzo Ferrari e ha chiamato proprio Enzo uno dei suoi cani (l’altro è Bentley…). E se ha un ospite con cui sta giocando qualche buca non si fa pregare per interrompere gli swing per qualche minuto e mostrare i suoi tesori. Passione Ferrari a parte il suo cuore si infiamma solo per la Ryder. Ne ha già disputate sei e ne ha vinte cinque, molte con un ruolo decisivo. A Medinah, nel 2012, ultimo nostro successo in America, ha trascinato l’Europa in una rimonta che il sabato sera sembrava improbabile come lo sbarco dei marziani sulla Terra. Cinque birdie di fila, ogni putt imbucato da distanza festeggiato con un’esultanza speciale che è diventata nel tempo un marchio di fabbrica: occhi spiritati e un urlo mentre il pugno va a battere sul petto. Come uno squillo di tromba che lancia la carica per tutta la squadra europea. Il suo soprannome è “Il Postino”, perché recapita sempre la vittoria. Appena arrivato in America con la squadra ha detto ai giornalisti: “Questa è la mia ultima Ryder in Usa, perché ormai l’età è quella che è. E a meno che succeda qualcosa di incredibile nei prossimi due anni è anche l’ultima in assoluto. Mi piacerebbe giocare a Roma, ma sono realista. C’è una nuova generazione di giocatori ed è giusto che abbiano il loro spazio. So che me la godrò fino in fondo: non ho bisogno di motivazioni speciali perché la Ryder è un evento che per me significa più di qualsiasi altro”. Per gli americani è il nemico pubblico n. 1. Per noi europei è la migliore speranza che abbiamo di vincere. Per tutto il mondo del golf è semplicemente Mister Ryder.

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