Taekwondo, Dell’Aquila da sballo: è un oro meraviglioso!

L’azzurro fa sua la finalissima contro il tunisino Jendoubi nella categoria -58 chili. È il primo oro per l’Italia

Dal nostro inviato Antonino Morici

Quello di Vito Dell’Aquila è un oro storico. Il secondo per il taekwondo italiano, il primo per la nostra spedizione in Giappone. È un oro giovane, positivo, sorridente come il volto di questo ragazzo di 20 anni, che combatte sul quadrato da quando frequentava la seconda elementare. A Makuhari, alle porte di Tokyo, la finale contro il tunisino Mohamed Khalil Jenboudi è il punto più alto di una giornata da incorniciare, iniziata superando un momento di difficoltà e per questo ancora più preziosa.

FACCIA A FACCIA

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In realtà era stato Jenboudi, numero 12 (su 16) del tabellone, ad apparire in stato di grazia, falciando il russo Artamonov e soprattutto il coreano Jang, guadagnandosi la sfida per l’oro. La finale è stata un’altalena di emozioni. 5-2 per il tunisino dopo i primi due minuti, frutto di un calcio al caschetto e uno al tronco. Dell’Aquila non si è scomposto, riducendo il gap nel secondo grazie a tre calci al tronco in rapida sequenza: 9-8 Jenboudi. Ultimo round da impazzire: stallo per i primi 45 secondi, prima di una lunga interruzione su doppia chiamata per l’instant replay da parte dei due tecnici. Sul 10-8 per il tunisino ecco il capolavoro di Vito: otto punti in poco meno di 50 secondi e sorpasso. Finisce 16-12 per l’azzurro, tra le lacrime di Claudio Nolano, il direttore tecnico, le urla di Simone Alessio, in gara il 26 luglio e gli applausi di Valentina Vezzali in tribuna. Bronzo al russo Artamonov, dai ripescaggi, e al coreano Jun Jang, il numero 1 del ranking mondiale eliminato in semifinale da Jendoubi. Tra le donne (categoria -49 kg), oro alla thailandese Wongpattanakit, argento alla spagnola Cerezo Iglesias, bronzo all’israeliana Semberg e alla serba Bogdanovic.

Il brindisino è il primo medagliato della storia dei Giochi estivi nato nel terzo millennio. Con l’oro al collo spende parole che meritano attenzione. “Sono orgoglioso di quello che ho fatto, essere il primo qui in Giappone è un onore ma spero che arrivino tante altre medaglie. L’Italia lo merita per quello che ha sofferto, per tutta la sofferenza provata negli ultimi due anni. Per me è stato un periodo pesante, noioso, difficile. Ad altri è andata molto peggio”. Poi, dopo aver ricevuto la telefonata del Comandante generale dell’Arma dei carabinieri Teo Luzi, si scioglie. “Hanno vinto i Maneskin, la Nazionale di calcio, ora anche io! Troppo bello. Ma voglio anche dire una cosa: sono stato fortunato in finale, perché ho rischiato tantissimo con un calcio al viso che mi avrebbe fatto perdere, mi è andata bene ma Jenboudi merita un applauso. Come festeggerò? Mangiando, visto che devo sempre stare a dieta! Di certo non partirò per l’Italia, resto a Tokyo per fare da sparring a Simone Alessio”. Che lunedì sarà in gara nella categoria -80 kg per farci sognare ancora.

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