Ucraina, Mosca smentisce Macron: “Incontro con Biden? Prematuro”

Dura solo poche ore l’entusiamo delle diplomazie internazionali per un incontro imminente tra il presidente americano, Joe Biden, e quello russo, Vladimir Putin, per risolvere la crisi ucraina. In mattinata, l’Eliseo aveva annunciato che i due leader avevano dato l’ok all’organizzazione di un summit bilaterale, grazie alla mediazione del presidente Emmanuel Macron, che sarebbe poi stato esteso a “tutte le parti in causa”. Ma adesso dal Cremlino arriva una secca smentita: “Un incontro è al momento prematuro”, fanno sapere. Parole che riportano gli osservatori internazionali a preoccuparsi per l’aumento della tensione tra le parti, con l’esercito ucraino e i ribelli filo-russi del Donbass che sono tornati a scontrarsi con un’intensità simile a quella del conflitto del 2014, nel corso del quale persero la vita 14mila persone.

Mosca comunque non chiude la porta ai colloqui tra le parti, ma afferma che al momento non ci sono piani in tal senso. “Naturalmente noi non escludiamo” la possibilità di tenere dei colloqui, “se necessario certamente i presidenti di Russia e Usa in ogni momento possono prendere la decisione di avere dei contatti per telefono o di persona. Questa sarà una loro decisione“, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “L’incontro – ha aggiunto – è possibile se i leader dei due Paesi lo riterranno opportuno, al momento vi è chiara comprensione sulla necessità di continuare il dialogo a livello di ministri”. Ed è poi tornato a sottolineare che la tensione nel Donbass continua a salire. Per questo, il presidente Putin terrà oggi una seduta straordinaria del Consiglio di sicurezza russo: “Il presidente Putin convocherà una riunione del Consiglio di sicurezza della Russia – ha aggiunto – Si tratta di un consiglio di sicurezza esteso. Inoltre è previsto che oggi il presidente abbia una serie di colloqui telefonici internazionali”.

I due presidenti, avevano fatto sapere da Parigi, hanno “accettato in linea di massima” di incontrarsi a un vertice che “si potrà tenere solo se la Russia non invaderà l’Ucraina”, con i preparativi che sarebbero iniziati questo giovedì. Gli Stati Uniti avevano accolto positivamente la notizia, ma non allentano però la pressione su Mosca, così la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, nella notte è tornata a ribadire che “come il presidente ha ripetutamente messo in chiaro, siamo impegnati a perseguire la diplomazia sino al momento in cui comincia l’invasione. Il segretario di Stato Antony Blinken e il ministro degli Esteri Serghej Lavrov hanno in programma di incontrarsi questa settimana, a condizione che la Russia non proceda con una azione militare. Noi siamo sempre pronti per la diplomazia ma siamo pronti anche ad imporre conseguenze rapide e severe nel caso in cui la Russia scelga la guerra”.

Allo stesso modo, anche l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Josep Borrell, torna a mettere pressione minacciando sanzioni in caso di un’offensiva di Mosca: “Il lavoro sulle sanzioni è fatto, è finito. Quando sarà il momento, chiamerò un consiglio straordinario dei ministri degli Esteri e presenterò le sanzioni”. Si è comunque detto soddisfatto di un eventuale vertice tra i presidenti russo e americano, ricordando che “l’Ue sostiene l’ultimo sforzo diplomatico di Emmanuel Macron. Incontri al livello dei ministri, summit dei leader, qualunque sforzo diplomatico che serva ad evitare la guerra per noi va bene”.

Dal canto suo, l’Ucraina non è disposta a rinunciare alla sua volontà di aderire alla Nato. lo ha ricordato anche oggi il ministro degli esteri, Dmytro Kuleba, secondo cui il Paese vuole e “cercherà di aderire alla Nato” anche se “alcuni Paesi europei” stanno cercando di dissuaderla: “La maggioranza degli ucraini vuole che l’Ucraina diventi un membro della Nato. L’unico segnale che stiamo mandando al mondo è che se l’Ucraina riesce e se la Russia si tirerà indietro, l’intero mondo democratico sarà più al sicuro”. E ha poi invitato Bruxelles a procedere con le sanzioni: “Oggi ci aspettiamo delle decisioni, non solo dei messaggi politici. Ci sono tutte le ragioni per imporre una parte delle sanzioni già ora”.

C’è però un fronte che la guerra la vede ormai già da oltre un mese: è quello che separa l’Ucraina dalle Repubbliche separatiste filo-russe nel Donbass. Anche questa notte si sono registrati scontri, con l’autoproclamata repubblica filorussa di Donetsk che denuncia la morte di un suo miliziano e il ferimento in modo grave di altri due. Mentre il leader dell’autoproclamata repubblica filorussa di Lugansk, Leonid Pasechnik, ha firmato un decreto che indice la mobilitazione volontaria degli uomini di oltre i 55 anni. Sempre fonti locali legate a Mosca fanno sapere che è arrivato a circa 61mila il numero di civili in fuga dalla regione verso la Russia, nella regione di Rostov, dopo l’evacuazione ordinata venerdì dai leader ribelli. Mentre l’esercito ucraino ha accusato i separatisti filo russi di aver compiuto 80 violazioni del cessate il fuoco.

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Ucraina, Mosca smentisce Macron: “Incontro con Biden? Prematuro”

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